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Lo scorso dicembre, un gruppo di associazioni nonprofit britanniche, in collaborazione con l’azienda farmaceutica Pfizer, ha pubblicato l’interessante raccolta di articoli “New perspectives and approaches to understanding dementia and stigma” – nuove prospettive e approcci per comprendere lo stigma associato alla demenza. Il parere condiviso dagli autori della pubblicazione è che il pregiudizio nei confronti del declino cognitivo è non solo dilagante ma si manifesta con mille modalità quotidiane che vanno dalla discriminazione dentro e fuori casa all’ignoranza e all’abuso (tristemente diffusi anche nei luoghi di cura), fino al maltrattamento e in alcuni casi persino alla morte. In termini pratici, lo stigma può consistere nell’incapacità di riconoscere il diritto di vivere una vita dignitosa e soddisfacente delle persone malate, oppure nel non prestare sufficiente attenzione alle loro eventuali co-morbidità o disagi che possono presentarsi nel corso della malattia; oppure ancora nel rifiuto di dedicare risorse e fondi sufficienti per trovare…

Oggi proponiamo un articolo pubblicato dall’Associazione Alzheimer Riese Pio X sull’arte-terapia. L’articolo è stato tradotto dall’inglese e originariamente pubblicato sul sito della University of Technology di Sydney, Australia. ————— Arte terapia: ridurre l’isolamento dell’Alzheimer Un piccolo gruppo di appassionati d’arte è seduto di fronte al dipinto di Frederick McCubbin ‘On the Wallaby Track’, alla Art Gallery of New South Wales di Sydney. La discussione si dipana liberamente mentre gli spettatori riflettono sui dettagli del dipinto ad olio del 1896: la donna seduta a terra appoggiata ad un albero, l’uomo che sta attizzando un piccolo fuoco per far bollire un pentolino, il bambino paffuto che giace sul grembo di sua madre. Visto che una volontaria specializzata guida gli spettatori, i piccoli dettagli fanno nascere conversazioni che risalgono nel tempo e provocano vividi ricordi. Il gruppo è composto da sei persone con demenza e un caregiver provenienti da un centro diurno del…

Dopo la Dichiarazione di Glasgow di Alzheimer Europe, oggi condivido un altro importante documento pubblicato un paio di anni fa dall’associazione Alzheimer’s Disease International, in collaborazione con Bupa. Si tratta del Global Dementia Charter, ovvero della carta dei diritti delle persone con demenza intitolata “I can live well with dementia” – ovvero, posso vivere bene con una demenza – che riconosce 10 diritti fondamentali ai 47 milioni di cittadini del mondo che ad oggi convivono con questa malattia. Il documento riflette il punto di vista e l’esperienza persone con demenza, a partire dalla pre-diagnosi fino alle fasi finali della malattia, e include il sostegno ai familiari dopo il decesso del malato di demenza. Il duplice obiettivo è da un lato stimolare i governi di tutto il mondo a stilare piani programmatici a sostegno delle famiglie colpite dalla demenza e dall’altro indicare degli standard di riferimento per valutare i servizi sociali…

Oggi vi propongo un articolo di Wendy Mitchell, una signora inglese con demenza a esordio precoce (Wendy ha 59 anni) che da quando ha ricevuto la diagnosi scrive un bellissimo blog sulla malattia e sui suoi sforzi quotidiani per vivere la sua vita al meglio possibile. Prima di lasciarvi al racconto, vorrei porre l’accento sul fatto che Wendy, così come Kate, Ken, Richard, e altre persone con demenza con cui sono in contatto in tutto il mondo, danno un’immagine ben diversa della malattia rispetto a quella che leggiamo sui giornali. Da un lato è chiaro che le loro difficoltà quotidiane possono essere enormi. Wendy ad esempio racconta di non ricordarsi di mangiare o di essere incapace di guardare programmi televisivi troppo complicati perché si distrae o non si ricorda il contenuto di tali programmi. L’amico di Wendy, Trevor, invece è capacissimo di leggere ma non di scrivere o di allacciarsi…