World Alzheimer Report 2014: ridurre il rischio di demenza si può e si deve

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Secondo il Rapporto Mondiale 2014 della federazione internazionale Alzheimer’s Disease International, che comprende 84 associazioni in tutto il mondo, attualmente almeno 44 milioni di persone convivono con una demenza. Se gli attuali ritmi demografici e epidemiologici rimangono stabili nei prossimi anni, tale cirfra è purtroppo destinata a raddoppiare entro il 2030 e a triplicare entro il 2050.

Intitolato “Dementia and Risk Reduction” (Demenza e riduzione del rischio), il Rapporto presenta un’analisi approdita dei fattori di protezione dalla malattia su cui si può intervenire. In particolare, il Rapporto identifica cinque fattori protettivi principali su cui è necessario intervenire con programmi di salute pubblica:

  1. Prevenzione delle malattie cardiovascolari e buone pratiche per mantenere un cuore in forma
  2. Attività fisica costante
  3. Dieta sana ed equilibrata
  4. Stimolazione delle capacità cerebrali
  5. Vita sociale attiva

Ai livelli più alti di correlazione tra rischio e malattia troviamo patologie come ipertensione e diabete. Per il diabete si parla addirittura di un rischio maggiorato del 50%. Anche le malattie cardiovasche e l’ictus incidono negativamente sul rischio di demenza soprattutto in età avanzata.

Per quanto riguarda lo stile di vita, è interessante notare come l’incidenza della demenza tra persone con più di 65 anni sia la stessa tra gli ex-fumatori e chi non ha mai fumato, mentre sia più alta per chi fuma ancora. Ci sono anche comportamenti che invece riducono tale rischio quali l’esercizio fisico regolare, una dieta equilibrata a basso contenuto di grassi e zuccheri e una vita sociale attiva.

WordReport3Sembra inoltre che l’educazione, intesa come istruzione, cultura e conoscenze acquisite nel corso della vita, siano un fattore protettivo molto importante. L’ipotesi è che chi ha avuto un’istruzione (formale o informale) migliore nel corso della propria vita, specialmente durante la mezza età, abbia potenziato una riserva cognitiva che può ritardare anche di diversi anni i sintomi della malattia. Sembrerebbe inoltre che chi raggiunge l’età avanzata con un cervello più sviluppato e più in salute abbia una minore probabilità di insorgenza della demenza e goda di una maggiore indipendenza e benessere.

Nell’area della salute mentale, va anche sottolineata la forte correlazione tra depressione e demenza. A quanto pare non solo la demenza aumenta il rischio di depressione, ma chi soffre di depressione in età avanzata è più a rischio di ammalarsi anche di demenza. Il Rapporto ipotizza che anche lo stress possa avere un impatto negativo fino al punto di contribuire al decadimento cognitivo.

Alla luce di tali fattori, gli autori del Rapporto richiedono ai governi di tutto il mondo di investire su programmi di salute pubblica che promuovano non solo “buone pratiche di longevità” (in grado cioè di ridurre il rischio di malattie legate all’invecchiamento), ma anche inclusione sociale e vita attiva per gli anziani e le persone a rischio di declino cognitivo.

Si chiede anche maggiore attenzione ai programmi educativi di prevenzione mirati a diffondere i fattori protettivi e di rischio della demenza. Diversi studi hanno infatti dimostrato che la demenza può diminuire o può essere rallentata in modo sostanziale sensibilizzando la popolazione su come mantenere corpo e cervello sani e in esercizio.

Per maggiori informazioni: World Alzheimer’s Report 2014: Dementia and Risk Reduction

 

 

 

 

 

 

 

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