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In occasione della Giornata Mondiale del Sonno che si celebra ogni anno il secondo venerdì del mese di marzo, ho il piacere di condividere un articolo scientifico scritto dal medico neurologo e specialista del sonno, Dott.ssa Michela Marcon del Centro Declino Cognitivo dell’Ospedale San Bortolo di Vicenza. Ma al di là della celebrazione odierna, l’idea di questo articolo nasce soprattutto da un dato di fatto piuttosto significativo: tra tutti gli articoli che abbiamo pubblicato negli scorsi anni, gli approfondimenti dedicati a “sonno e demenze” (li potete leggere qui, qui e qui) rimangono ad oggi quelli più letti sul nostro blog con una media giornaliera di lettori che varia da 90 a 150 persone a seconda del periodo. Che non è cosa da poco per un piccolo blog come il nostro. Posso solo immaginare la portata degli accessi di fonti ben più autorevoli o popolari come ad esempio Associazione Alzheimer Svizzera…

Wendy Mitchell
Wendy Mitchell (60 anni) con le sue figlie, Gemma e Sarah

I disturbi del sonno sono una delle principali difficoltà che compromettono la qualità della vita delle persone con demenza e dei loro familiari. Non riuscire dormire fa soffrire in modo indescrivibile. Non è solo una questione di stanchezza fisica e mentale. Il sonno è quel ristoro vitale che ci permette di farci ripartire ogni giorno con energie e speranze nuove. Quando queste energie sono limitate, la vita quotidiana diventa un groviglio di fatiche e tensioni che inquietano il cuore e la mente.

Negli scorsi mesi, abbiamo parlato diverse volte di questo difficile argomento (qui trovate qualche link utile ai nostri articoli), descrivendo sia le caratteristiche del problema in relazione alla demenza e sia riguardo ai possibili rimedi che in generale (non solo rivolti alle persone con demenza) possono aiutare a dormire meglio.

Oggi ritorniamo a parlarne riportando la testimonianza di Wendy, una stupenda signora inglese che un paio di anni fa è stata diagnosticata di Alzheimer a esordio precoce, una forma di demenza conosciuta anche con il nome di “Alzheimer giovanile” (Wendy ha 60 anni).

La sua testimonianza, inaspettatamente a lieto fine, si divide in due parti. La prima parte è riportata in un articolo dello scorso 26 maggio apparso sul suo blog, Which me I am today, in cui Wendy si lamenta del fatto che da quando ha ricevuto la diagnosi ufficiale di demenza, la qualità del suo sonno notturno è drasticamente peggiorata:

 … Sono sempre stata abituata a dormire un sonno profondo… Ora non più: la demenza ha cambiato anche questo aspetto della mia vita e purtroppo sembra che il problema stia peggiorando.  Adesso possono anche passare lunghe ore prima che riesca ad addormentarmi. E non è che la mia mente sia irrequieta o continui a lavorare, anzi, sono rilassata… Sono sempre stata capace di “staccare la spina” e rilassarmi ma ora, quando chiudo gli occhi, è come se fossi sveglia e in costante stato di erta, nonostante mi senta fondamentalmente stanca.

E’ una cosa bizzarra… Quando riesco a dormire, dormo al massimo per un’ora, a volte anche meno, e poi mi sveglio. Faccio sogni molto vividi perché il mio sonno è molto leggero.

Come anticipato in un precedente articolo riguardante il ruolo del sonno sulla nostra salute, oggi proponiamo un approfondimento dedicato ai disturbi del sonno nelle persone con demenza. Si tratta di un argomento purtroppo piuttosto importante perché coinvolge una grande quantità di famiglie che convivono con questa malattia. Secondo alcuni studi, almeno il 40% delle persone affette da demenza fa fatica ad addormentarsi, oppure si sveglia ripetutamente di notte e rimane sveglio per lungo tempo e diventando ansiosi e iperattivi. Altri ancora si alzano dal letto e si mettono a sbrigare le loro faccende domestiche perché non si rendono conto che è notte fonda. A volte questi problemi si protraggono per molto tempo, causando un grave disagio sia per chi è malato che per i suoi familiari. Le cause di questi disturbi possono essere di varia natura: Invecchiando il sonno è più leggero, si tende a svegliarsi più spesso, e in…

View image | gettyimages.com Nelle scorse settimane abbiamo parlato del ruolo che il sonno ha sulla nostra memoria e sull’invecchiamento cerebrale. Dato l’elevato numero di persone che purtroppo non riescono a dormire bene o in quantità sufficiente, ritorniamo sull’argomento per approfondirne alcuni aspetti importanti e proporre alcuni consigli non-farmacologici. Perché è importante dormire? Come abbiamo già accennato, la qualità e quantità del sonno ha un impatto rilevante su come ci sentiamo durante la giornata. Mentre dormiamo, il nostro cervello elabora ricordi e informazioni. Una buona nottata di sonno fa bene all’apprendimento, alle nostre capacità di attenzione e di prendere decisioni, e alla nostra creatività. Nei bambini e negli adolescenti, il sonno è inoltre fondamentale per la crescita e lo sviluppo. Non dormire bene può avere un impatto sulle nostre capacità cognitive e sul nostro umore, può farci sentire stanchi, e può perfino mettere a rischio la nostra vita, esponendoci al…

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