World Alzheimer Report 2015: l’impatto globale della demenza

WAR2015

In occasione del mese di settembre dedicato all’Alzheimer, la federazione internazionale Alzheimer’s Disease International (ADI), ha pubblicato la nuova edizione del rapporto mondiale delle demenze, World Alzheimer Report 2015. Quest’anno il documento è incentrato sull’impatto globale della demenza.

Condividiamo qui di seguito la sintesi del documento, scaricabile in pdf cliccando questo link. Il rapporto integrale (per ora disponibile solo in inglese) è disponibile presso il sito ADI.

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Eloisa

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World Alzheimer Report 2015

L’impatto Globale della Demenza
Un’analisi di prevalenza, incidenza, costi e DATI DI TENDENZA

SINTESI

Premessa

Il World Alzheimer Report 2015 è un aggiornamento annuale basato sulla revisione sistematica delle nostre previsioni relative a prevalenza, incidenza e costi della demenza a livello mondiale. Il rapporto inoltre include una rassegna critica dei dati relativi alle tendenze in atto nella prevalenza e incidenza della malattia.

La popolazione mondiale sopra i 60 anni è di quasi 900 milioni.

Tra il 2015 e il 2050, si prevede che il numero di persone anziane che vivono nei paesi ad alto reddito pro-capite crescerà del 56%. Nei paesi a reddito medio-alto l’aumento previsto è invece del 138%, in quelli a reddito medio-basso è del 185%, mentre nei paesi a reddito basso la crescita stimata è del 239%. L’aumento dell’aspettativa di vita sta determinando una rapida crescita numerica, ed è associato all’aumento della prevalenza di malattie croniche come la demenza.

La prevalenza globale della demenza

WAR2015_itaSecondo le nostre stime, nel 2015 ci sono nel mondo 46,8 milioni di persone colpite da demenza. Questa cifra è destinata quasi a raddoppiare ogni 20 anni, fino a raggiungere 74,7 milioni di persone nel 2030 e 131,5 milioni nel 2050. Tali stime risultano più alte del 12-13% rispetto a quelle pubblicate nel World Alzheimer Report del 2009.

Le nostre previsioni regionali riguardanti la prevalenza della demenza nella popolazione di età superiore ai 60 anni variano dal 4,6% nei paesi dell’Europa Centrale all’8,7% in Nord Africa e nel Medio Oriente, mentre in tutte le altre aree del pianeta la prevalenza si attesta tra il 5,6% e il 7,6%. Se paragonate alle nostre previsioni del 2009, si rileva che la prevalenza stimata quest’anno è più elevata in Asia Orientale e in Africa.

Il 58% di tutte le persone con demenza vive in paesi attualmente classificati dalla Banca Mondiale come paesi a reddito medio o basso. Questa percentuale è destinata ad aumentare, raggiungendo il 63% nel 2030 e il 68% nel 2050.

L’incidenza globale della demenza

Per il 2015, stimiamo su scala mondiale oltre 9,9 milioni di nuovi casi all’anno di demenza, vale a dire un nuovo caso ogni 3,2 secondi. Questa nuova stima è più alta di quasi il 30% rispetto alla stima di nuovi casi riferita al 2010 contenuta nel report pubblicato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità nel 2012 e intitolato Dementia: A public health priority.

La distribuzione regionale dei nuovi casi di demenza è di 4,9 milioni (il 49% del totale) in Asia, 2,5 milioni (25%) in Europa, 1,7 milioni (18%) nelle Americhe, e 0,8 milioni (8%) in Africa. Rispetto alle nostre stime del 2012, questi valori indicano una maggiore proporzione di nuovi casi in Asia, nelle Americhe e in Africa, mentre la proporzione di casi in Europa risulta diminuita.

L’incidenza della demenza aumenta esponenzialmente con l’avanzare dell’età, e raddoppia progressivamente ogni 6,3 anni, passando da 3,9 casi all’anno ogni 1.000 persone con età tra i 60 e i 64 anni, a 104,8 casi all’anno ogni 1.000 persone dai 90 anni in su.

I costi globali della demenza

Le stime dei costi economici e sociali della demenza indicate nel nostro rapporto del 2015 sono state elaborate utilizzando lo stesso approccio generale usato nel World Alzheimer Report del 2010. Per ogni paese abbiamo stimato i costi medi per persona e li abbiamo moltiplicati per il numero di persone colpite da demenza. I costi per persona sono divisi in tre sotto-categorie: costi diretti relativi alle cure mediche, costi sociali diretti relativi all’assistenza (assistenza domiciliare professionale retribuita, case di cura e residenze protette), e costi relativi all’assistenza informale (non retribuita).

I costi globali della demenza sono cresciuti da 604 miliardi di dollari nel 2010 a 818 miliardi di dollari nel 2015, registrando quindi un aumento del 35,4%. La nostra stima attuale di 818 miliardi di dollari corrisponde all’1,09% del prodotto interno lordo (PIL/GDP) globale, con un aumento dell’1,01% rispetto alla stima del 2010. Se si escludono i costi di assistenza informale, i costi diretti complessivi rappresentano lo 0,65% del prodotto interno lordo mondiale.

I costi stimati sono aumentati in tutte le regioni del mondo, e gli incrementi relativi più alti sono stati registrati nelle regioni africane e in quelle dell’Asia orientale (tale aumento è dovuto in gran parte al più alto tasso di prevalenza stimato per queste regioni).

La distribuzione dei costi nelle tre sotto-categorie (costi medici, costi di assistenza, costi informali di assistenza) non è cambiata in maniera sostanziale. I costi medici diretti rappresentano circa il 20% dei costi globali della demenza, mentre l’assistenza e i costi per l’assistenza informale rappresentano ciascuno il 40% del totale. Il contributo relativo dei costi di assistenza informale è più elevato nelle regioni africane e più basso in Nord America, Europa Occidentale, e in alcune regioni del Sud America, mentre si verifica l’opposto per i costi assistenziali.

Trend di prevalenza e incidenza

Quasi tutte le nostre proiezioni riguardanti l’incombente epidemia di demenza presuppongono che le tendenze relative all’età e alla prevalenza della malattia in termini di genere (femminile vs. maschile) restino invariate nel tempo, e che l’invecchiamento della popolazione sia l’unico fattore a determinare gli aumenti stimati.

La prevalenza di qualsiasi malattia dipende sia dal suo tasso di incidenza che dalla durata o decorso medio della malattia stessa. I cambiamenti riguardanti uno o entrambi questi fattori possono alterare il tasso di prevalenza relativamente alle fasce di età.

Non ci si può aspettare che in tutte le regioni del mondo vengano registrate le stesse variazioni secolari, né che le stesse stime possano essere applicate indistintamente a tutti i gruppi e sottogruppi della popolazione mondiale. I dati a nostra disposizione relativi alle malattie cardiovascolari, all’obesità, al diabete, e ai tumori lo dimostrano chiaramente. La notevole variabilità nell’andamento secolare dei dati per le malattie croniche riflette i progressi fatti nell’ambito della sanità pubblica, dell’accesso alle cure sanitarie, del rafforzamento dei sistemi e servizi sanitari finalizzati a identificare, curare, e controllare meglio questo tipo di malattie.

I risultati raccolti dagli studi individuati per l’elaborazione di questo rapporto (la maggior parte dei quali condotti nei paesi ad alto reddito pro-capite) sono attualmente troppo incompleti per giungere a conclusioni definitive e generalizzabili riguardo a queste tendenze. Gli studi che utilizzano metodologie uniformi per monitorare i cambiamenti nel tempo su una data popolazione in termini di prevalenza, incidenza, e mortalità relativi alla demenza sono preziosi ed è importante che ne siano commissionati sempre di più.

Raccomandazioni

Il rapporto include le seguenti raccomandazioni di Alzheimer’s Disease International (ADI):

La riduzione del rischio di demenza deve diventare una priorità esplicita nelle attività condotte dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS/WHO), e deve includere azioni chiare, collegate a obiettivi e indicatori specifici;

Gli investimenti nella ricerca devono essere potenziati e proporzionati al costo sociale della malattia; devono essere equamente distribuiti tra prevenzione, trattamento, assistenza, e cura. La ricerca epidemiologica è particolarmente carente in Asia Centrale, Europa Orientale, America Latina Meridionale, Africa Orientale e nelle regioni dell’Africa Subsahariana.

L’ADI plaude l’azione intrapresa dal G7 con il lancio della Global Action Against Dementia (Azione globale contro le demenze), e fa appello affinché questa iniziativa possa continuare con un’agenda più ampia e con una maggiore rappresentanza dei paesi e delle regioni più affetti dall’epidemia di demenza. L’ADI fa inoltre appello affinché ci sia un passaggio della leadership politica di tale iniziativa alle nazioni del G20. L’ADI sostiene la call for action approvata nello scorso marzo 2015 dalla Conferenza dei Ministri della Sanità indetta dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sull’Azione globale contro le demenze ed evidenzia la necessità di tradurre tale iniziativa in piani programmatici con consegne e target specifici, sia a livello nazionale che internazionale.

Alzheimer's Disease International
Alzheimer’s Disease International (ADI) è la federazione internazionale delle associazioni di Alzheimer di tutto il mondo. La vision di ADI è una migliore qualità della vita per le persone con demenza e le loro famiglie. Gli studi indipendenti e la stesura del Rapporto Mondiale Alzheimer 2015 sono stati realizzati dal Prof. Martin Prince, Prof. Anders Wimo, Dott. Maëlenn Guerchet, Signora Gemma-Claire Ali, Dott. Yu-Tzu Wu, Dott. Matthew Prina e da altri autori per conto del Global Observatory for Ageing and Dementia Care presso il King’s College di Londra. Il rapporto è stato realizzato con il supporto di Bupa.

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