Il collegamento tra traumi cranici e demenza

Le considerazioni riportate in questo articolo hanno il duplice scopo di offrire una panoramica generale della relazione tra disturbo neurocognitivo, demenza e traumi cranici e allo stesso tempo invitare testimonianze e punti di vista da parte di chi ha subito commozioni di lieve o modesta entità praticando sport di contatto, o a coloro che conoscono persone che hanno avuto queste esperienze, al fine di contribuire a diffondere una cultura di prevenzione dei rischi legati a questi sport. Pubblichiamo questo articolo anche per offrire uno spazio dove potersi riconoscere e, possibilmente, chiedere una mano o un consiglio.

Negli ultimi decenni si sono fatti enormi passi in avanti nella comprensione dei meccanismi che sottostanno alle patologie cerebrali come le demenze, identificandone diversi sottotipi e le loro peculiarità. In particolare, recentemente è cresciuto l’interesse per un campo della ricerca ancora poco esplorato, in cui si sta cercando di analizzare il collegamento tra demenza e traumi cranici.

Mentre la letteratura scientifica1 è sostanzialmente d’accordo sull’affermare che chi ha subito traumi cranici molto forti e violenti ha un rischio più elevato di sviluppare dei quadri di demenza, si è cominciato da poco ad immaginare un collegamento tra questi ultimi e traumi cranici “moderati”, non gravi, definiti anche “commozioni”. Sembrerebbe, infatti, che vi sia una relazione tra il praticare uno sport di contatto – come possono essere il calcio, il rugby, la boxe, l’hockey – e le compromissioni cognitive.

ATTIVITÀ FISICA E TRAUMI CRANICI

Prima di addentrarci nel vivo dell’argomento, vogliamo fare una premessa: fare attività sportiva, soprattutto se inserita in uno stile di vita sano, è uno dei regali più belli che ci possiamo fare. Praticare sport offre numerosi benefici per la nostra salute: migliora l’umore, aumenta i livelli di energia percepita, migliora il tono muscolare, aumenta il metabolismo, migliora le performance del nostro sistema cardiovascolare, migliora la qualità del sonno e ha benefici anche a livello sociale portandoci a stare insieme, a cooperare e a comunicare.

D’altro canto, fare sport in sicurezza, limitando il più possibile il rischio di farsi male, è altrettanto fondamentale per mantenere un buon livello di salute e qualità della vita – a maggior ragione se la posta in gioco è l’incolumità del cervello, il nostro organo più importante e cabina di regia per tutte le azioni della nostra vita quotidiana.

Per alcuni versi, il cervello umano è un organo molto fragile. Esso risiede all’interno del cranio ed è sospeso nel fluido cerebrospinale, il quale agisce come scudo protettivo agli impatti fisici e come barriera alle infezioni. Tra gli impatti fisici che lo espongono al rischio di compromissione, ci sono anche i traumi cranici causati da un’attività sportiva che prevede il contatto con altre persone o con degli oggetti.

Quando parliamo di traumi cranici, parliamo di un continuum di danno e di gravità. Esistono, infatti, traumi cranici lievi, moderati e gravi.

In particolare, il trauma cranico moderato o “concussion””, la traduzione in inglese di commozione, è un complesso processo patofisiologico indotto da forze biomeccaniche esterne. In ogni caso, parliamo sempre di un trauma cerebrale.

La commozione avviene quando vi è un’improvvisa e veloce accelerazione o decelerazione della testa come può accadere quando subisce un colpo alla testa da parte di un oggetto in movimento dall’esterno, un colpo della testa contro un oggetto fermo o un danno da colpo e contraccolpo (es. colpo di frusta) che causa sintomi e manifestazioni comportamentali rilevabili a livello clinico.

SEGNI E SINTOMI DI COMMOZIONE CEREBRALE

Le commozioni rappresentano circa l’85% dei traumi cranici totali e la causa più comune di commozione, indipendentemente dall’età, sono le cadute2.

La diagnosi di commozione cerebrale si fa attraverso la lettura dei sintomi clinici, che sono molti e molto diversi tra di loro.

SINTOMI DELLE COMMOZIONI

Fisicimal di testa persistente, nausea e sensazioni di vomito, dolore al collo e alla testa, difficoltà di equilibrio, disturbi del sonno; debolezza, sensazioni di intorpidimento, difficoltà di coordinazione
Cognitivisentirsi “spenti” o “annebbiati”, disorientamento e/o stordimento, difficoltà di concentrazione, smemoratezza, eloquio trascinato e farfugliato
Emotivi e sensorialiirritabilità, tristezza/depressione, stanchezza, ansia, alta sensibilità a luci (fotofobia) e suoni; comportamenti diversi dal solito; confusione, irrequietezza, agitazione
Altriuna pupilla più dilatata dell’altra; sopore o difficoltà a svegliarsi; perdita di coscienza (svenimento/sincope), anche breve.
I dati della tabella sono stati estrapolati dal sito di Humanitas3

Il sintomo più comune dopo una commozione cerebrale è il mal di testa, seguito da difficoltà di lettura, di equilibrio e spossatezza ed è necessario solo un sintomo per fare diagnosi di commozione.

COMMOZIONI CEREBRALI E SPORT

Secondo uno studio condotto negli Stati Uniti nel 2007, negli individui dai 15 ai 24 anni, gli sport sono la seconda causa di commozioni cerebrali dopo gli incidenti stradali4. Le commozioni avvengono principalmente per il contatto e gli scontri tra giocatori e tra giocatori e con il terreno di gioco.

Quali sono gli sport con un più alto tasso di commozioni cerebrali?

Stando ad una recente revisione5 sistematica della letteratura scientifica riportata da CompleteConcussion.com6, occorre fare una distinzione tra il gioco in sè e l’allenamento, e tra i due sessi:

  • nel gioco, gli sport con più alta incidenza di commozioni sono il rugby maschile, il football americano maschile, l’hockey su ghiaccio femminile, l’hockey su ghiaccio maschile e il calcio maschile e femminile;
  • quando parliamo di allenamento, gli sport con più alta incidenza di commozioni sono nuovamente il rugby maschile, l’hockey su ghiaccio femminile, l’hockey su ghiaccio femminile, il calcio femminile, l’hockey su ghiaccio maschile e il calcio maschile.

Possiamo osservare l’effetto delle commozioni a livello dei sintomi clinici e della performance ai test cognitivi. Solitamente, coloro che hanno subito una commozione vedono tornare alla normalità i loro sintomi clinici entro una settimana, mentre le performance ai test cognitivi mostrano un recupero quasi totale dopo 2/3 settimane. Quindi, le abilità cognitive impiegano più tempo dei sintomi clinici per tornare a livelli prima del trauma cranico moderato.

Per quanto riguarda la struttura cerebrale e la funzionalità del nostro cervello, le commozioni possono portare a   compromissioni nelle abilità visive, nella percezione sensoriale, nel linguaggio e nelle capacità di organizzazione e controllo degli impulsi andando ad interessare le rispettive specifiche aree cerebrali7

Quali sono le conseguenze a lungo termine dei contatti ripetuti nello sport?

Lo stesso gruppo di ricerca ha indagato le conseguenze a livello cerebrale comparando gli sport da contatto e gli sport non da contatto.

Gli atleti facevano sport senza contatto (volleyball), con contatto limitato (basketball, hockay su prato, calcio) e sport con molto contatto (hockey su ghiaccio, football americano, rubgy). Come da previsione, i cervelli degli atleti di sport ad alto rischio di contatto e collisioni mostravano differenze nell’attività cerebrale e nella sua struttura, nonostante non avessero subito danni acuti.

In poche parole, l’esposizione a sport ad alto contatto ha cambiato la struttura dei loro cervelli e della loro attività cerebrale.

Come dimostrato dal gruppo di lavoro di Stewart, Mackey e collaboratori8, il tasso di mortalità è più alto negli ex-giocatori di calcio prendendo in esame 7.676 ex-atleti. Secondo questo studio, il rischio di sviluppare un quadro di demenza per i giocatori di calcio professionisti sarebbe 3 e 1/2 volte superiore a quello di un non-giocatore di calcio. Il loro articolo è parte delle pubblicazioni del gruppo di lavoro FIELD9, (Football’s InfluencE on Lifelong health and Dementia risk), che si occupa dell’influenza del calcio sulla salute a lungo termine e sul rischio di demenza.

Come accade ciò nel calcio? Probabilmente, i colpi di testa al pallone e tra atleti rappresentano la fonte delle commozioni.

Se, da un lato, non c’è un’evidenza diretta che un singolo trauma cranico aumenti il rischio di sviluppare demenza, dall’altro lato si sta cercando di capire se tanti traumi cranici moderati ripetuti possano aumentare il rischio di sviluppare un quadro di demenza. Tuttavia, nella letteratura scientifica non c’è un parere unanime.

Secondo alcuni ricercatori, l’effetto dei traumi cranici moderati è cumulativo10, 11, 12, mentre altri gruppi di ricerca non hanno trovato conferme scientifiche dell’effetto cumulativo delle commozioni13, 14.

IL MECCANISMO PATOGENETICO: DA COMMOZIONI RIPETUTE A DEMENZA

Il meccanismo attraverso cui ripetuti traumi cranici di lieve o modesta entità possono portare a sviluppare un quadro di insofferenza cerebrale è stato spiegato in una ricerca quasi tutta italiana e pubblicata sulla rivista scientifica Brain15 nel 2018.

Nell’articolo, i ricercatori spiegano che i traumi cranici provocano una cascata di eventi cerebrali che risultano in una taupatia, un’insofferenza legata ad una produzione e ad un metabolismo anormali della proteina tau. Questa taupatia porta alla creazione di grovigli – detti neurofibrillari – che soffocano i neuroni uccidendoli e rendendoli incapaci di comunicare.

Intervistata da La Stampa, Elisa Roncati Zanier, la prima autrice della suddetta pubblicazione, afferma:

Il trauma cranico grave è la principale causa di morte e disabilità permanente nei giovani adulti. Ma oggi sappiamo che, anche quando di lieve entità, [il trauma cranico] rappresenta un importante fattore di rischio per l’insorgenza di demenze come l’Alzheimer e l’encefalopatia cronica post-traumatica: una malattia tipica degli sport da contatto, come la boxe. Comprendere il meccanismo responsabile della transizione da danno cerebrale acuto a malattia cronica neurodegenerativa consentirebbe di sviluppare nuove terapie”.

Elisa Roncati Zanier

Il film “Zona d’Ombra” del 2015, con protagonista un grandissimo Will Smith nei panni del Dr. Bennet Omalu, spiega proprio questo meccanismo patogenetico. Il Dottor Omalu è il neuropatologo e patologo forense nigeriano operante negli USA che per primo scoprì e pubblicò16 nel 2005 i risultati dell’encefalopatia traumatica cronica (CTE) – una forma di demenza –  in un ex giocatore di football americano.

La CTE è una taupatia che può causare sintomi come: perdita di memoria, confusione, perdità di capacità di giudizio, disturbo del controllo degli impulsi, aggressività, depressione, tendenze suicidarie, disturbi d’ansia, parkinsonismo ed, eventualmente, un quadro di demenza. Questi sintomi iniziano spesso anni o anche decenni dopo l’ultimo trauma cranico o dopo la fine della propria carriera sportiva.

Dalla scoperta di Omalu, si è cercato di studiare e comprendere sempre di più l’associazione tra l’attività fisica di contatto e l’encefalopatia traumatica cronica, come dimostrato anche in uno studio successivo di Mez e collaboratori17.

Grazie ad un programma di donazione di cervelli, i ricercatori hanno studiato gli encefali di 202 giocatori di football americano dopo la loro morte, diagnosticando un quadro di encefalopia traumatica cronica in 177 di essi.

In questo video intitolato “Trauma cranico: tra le cause di demenza e alzheimer” questo meccanismo è spiegato bene:

LA SITUAZIONE ITALIANA

In Italia, l’attenzione al rischio di commozioni cerebrali e dei loro esiti nella popolazione sportiva è stato affrontato solo recentemente, ma si percepisce una generale crescente attenzione riguardo il problema.

Tuttavia, come sottolineato da Vincenzo Ieracitano, consigliere della Federazione Medico Sportiva Italiana (Fmsi) e membro del gruppo di lavoro sulle commozioni nel rugby (CWGWR), se ne parla ancora troppo poco.

Intervistato da Repubblica nel 2018, Ieracitano ha affermato:

Purtroppo in Italia c’è poca formazione e ancor meno sensibilizzazione sull’argomento, sebbene ci siano linee guida da seguire, revisionate ogni due anni durante la Concussion conference in sport, un evento che riunisce i più grandi esperti mondiali. Prima di far rientrare un giocatore in campo – sottolinea Ieracitano – ci sono dei test da fare, oltre alla valutazione accurata di segni e sintomi. Ad esempio il test della memoria e quello dell’equilibrio” eseguiti al di fuori del campo e lontano dalle telecamere “in alcuni sport come quelli da combattimento, ma anche nel football americano, nel rugby e nell’hockey su ghiaccio. Ma in Italia, nel calcio, soprattutto, non avviene nulla di tutto ciò: adesso qualcosa si sta muovendo. Almeno per il cosiddetto ‘riconosci e rimuovi’, cioè il prestare attenzione ai sintomi, che sono nei casi meno gravi, disturbi confusionali, intorpidimento di mani e gambe, disturbi oculo-motori, incapacità di stare in piedi.”

Vincenzo Ieracitano, Federazione Medico Sportiva Italiana (Fmsi)

Come sottolineato da Ieracitano, i segnali di concussione possono presentarsi subito così come dopo qualche ora o qualche giorno e il cervello ha bisogno di qualche giorno per riprendersi. Oggi, nel calcio e nel rugby, dopo uno scontro sul campo fra atleti si fanno dei test a bordo campo per valutare se farli tornare a giocare oppure no.

Ieracito chiama a gran voce una formazione vera e propria del personale sportivo, dai dirigenti agli allenatori, agli arbitri e, naturalmente, ai giocatori.

Anche nel rubgy si sta creando sempre più consapevolezza intorno alla tematica. Già nel 2013, la Federazione Italiana Rugby (FIR) aveva prodotto un documento in cui si parla di cosa fare in caso di commozioni. La FIR afferma che i giocatori sospettati di avere una commozione cerebrale devono:

  • essere immediatamente rimossi dal gioco e non devono più riprenderlo nella partita.
  • essere valutati clinicamente.

Inoltre, i giocatori sospettati di avere una commozione cerebrale o con diagnosi di trauma cranico devono passare attraverso un graduale ritorno al gioco dettato da un protocollo. Questi devono ricevere certificato medico prima di tornare a giocare.

TESTIMONIANZE E CONSAPEVOLEZZA

Negli ultimi 5-10 anni l’attenzione al collegamento tra traumi cranici e demenza è aumentata non solo grazie al lavoro del Dottor Omalu, ma anche al lavoro di insider di John Beattie, un ex-giocatore Scozzese di rugby e telecronista, che dal 2015 sta cercando di documentare gli effetti di questo sport sulla salute mentale e neurologica di ex-giocatori.

Beattie, in un’intervista molto forte del 2016 fatta a John Shaw, un ex-giocatore di rugby che ora convive con una diagnosi di encefalopatia traumatica cronica (CTE), porta ai nostri occhi cosa significa vivere con una condizione così.

Beattie chiede a Shaw: “Cosa pensi che ti riservi il futuro?”.

Shaw si blocca per pochi secondi per poi dire: “Per favore ricomincia, rifammi la domanda” e sul suo volto si percepisce la delusione nei suoi stessi confronti, per non ricordarsi una domanda fatta pochi secondi prima. “Ecco, questo è uno di quei momenti in cui non ci sono. È come se fossi uscito da me.” Questo, dice Shaw, succede spesso ed egli stesso lo ricollega in toto alla sua ex-carriera sportiva.

John Shaw nell’intervista del 2016 da parte di John Beattie. Reperibile a questo sito.

Un’altra testimonianza molto forte ci viene da Emily Kelly, moglie di un ex-giocatore di football americano, Rob Kelly, che potete trovare in versione integrale nel sito del New York Times18 dove racconta della loro vita quotidiana con i sintomi della CTE del marito Rob.

Traduciamo qui la parte finale della sua intervista:

“Non credo che il pubblico generale abbia davvero idea di quanto sia diffuso questo problema. Rob e io speriamo, raccontando la nostra storia, di poter aiutare altre famiglie. Probabilmente ci sono centinaia di mogli e di partner di giocatori di fotball, forse anche di più, che vivono una vita come la mia. Tristemente, regna una sensazione di vergogna tra coloro colpiti dalla malattia, sia negli uomini che nelle loro famiglie.

Tuttavia, chi sono diventati questi uomini non sono coloro che erano, e dico questo con convinzione. I sintomi che mostrano sono oltre il loro controllo ed arrivano senza colpa loro. Questi uomini hanno scelto di giocare a football, ma non hanno scelto di avere un cervello danneggiato”.

Noi di Novilunio pubblichiamo questo articolo per farvi conoscere questo lato di cui si parla poco nel mondo della demenza.

Un lato fatto di enormi fragilità e di ancor pù grandi cambiamenti nelle vite delle persone interessate.

APPROFONDIMENTI

Encefalopatia traumatica cronica CTE): https://www.msdmanuals.com/it-it/casa/disturbi-di-cervello,-midollo-spinale-e-nervi/delirio-e-demenza/encefalopatia-traumatica-cronica-cte

Approfondimenti pubblicati dall’Alzheimer Society (Regno Unito):encefalopatia traumatica cronica

Commozione cerebrale collegata agli sport: https://www.msdmanuals.com/it-it/professionale/traumi-avvelenamento/lesione-cerebrale-traumatica/commozione-cerebrale-collegata-agli-sport

Demenza pugilistica o encefalopatia del pugile: https://lamenteemeravigliosa.it/demenza-pugilistica-o-encefalopatia-del-pugile/

Calciatori professionisti più a rischio demenza e mortalità per patologie neurodegenerative. Colpa dei tanti “colpi di testa”: https://www.quotidianosanita.it/scienza-e-farmaci/articolo.php?articolo_id=77983

L’Esecutivo UEFA chiede a FIFA e IFAB di rivedere il protocollo di gestione dei traumi cranici: https://www.figc.it/it/federazione/news/l-esecutivo-uefa-chiede-a-fifa-e-ifab-di-rivedere-il-protocollo-di-gestione-dei-traumi-cranici/

Trauma cranico: calciatori a rischio? https://www.ok-salute.it/salute/trauma-cranico-calciatori-a-rischio/

Le lesioni alla testa possono provocare malattie neurodegenerative ai giocatori di rugby https://www.alzheimer-riese.it/contributi-dal-mondo/annunci/4747-le-lesioni-alla-testa-possono-provocare-malattie-neurodegenerative-ai-giocatori-di-rugby

Respect my head – Commozione cerebrale: opuscolo per l’allenatore, a cura della federazione hockey della Svizzera: http://www.respect.sihf.ch/media/1048/respect_my_head_-_opuscolo_per_l_allenatore.pdf

«Volevo aprire l’auto col telecomando della tv»: CTE, l’oscura malattia del football: https://www.vanityfair.it/sport/altri-sport/2017/12/22/cte-oscura-malattia-football-americano-johnson

Alcuni esempi di regolamenti sanitari che regolano gli sport in Italia:

Protocollo Traumi Cranici Commotivi – FederRugby: https://www.federugby.it/index.php?option=com_content&view=article&id=239&Itemid=98

Regolamento sanitario della Federazione Italiana Pallacanestro: http://www.fip.it/public/statuto/regolamento%20sanitario_2019_2020.pdf

Regolamento sanitario della Federazione motociclistica italiana: http://italianotrial.it/wp-content/uploads/2018/03/Regolamento-Sanitario-2017-Aggiornamento-del-17-maggio-2017.pdf

Federazione Nazionale Associazioni Trauma Cranico: https://www.associazionitraumi.it/ In questo sito potete trovare tutte le associazioni e i centri di riabilitazione in tutta Italia che si occupano di traumi cranici. Gruppo FB: https://www.facebook.com/FNATC/

BIBLIOGRAFIA
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